Il sogno dopo è il necessario, naturale completamento di Una porta nel cielo. Gli autori sono gli stessi, stessa è la concezione del testo, che alterna una narrazione scandita dalla forma domanda/risposta, a flussi introspettivi e capitoli più lirici. È una prosecuzione, Il sogno dopo, ma al tempo stesso un libro autonomo. Da qui la particolare veste grafica del libro, con due copertine: da una parte, Una porta nel cielo, qui riproposta nella versione originale (riveduta ecorretta); dall’altra, Il sogno dopo. Al centro, summa di una carriera, le statistiche di una vita d’artista.
Il sogno dopo è il racconto, dettagliato e partecipe, della stagione 2001-2002. Una stagione irripetibile. In questo lassodi tempo, è come se Baggio avesse vissuto tutte le fasi – ora felici, ora drammatiche – di una vita unica: i successi, le creazioni, gli infortuni, le cadute, le risalite. L’ostracismo di chi non ne accetta il talento. L’Argentina come buen retiro, la caccia come ricarica morale. La meditazione come risposta all’indecifrabile.
Baggio, qui, non parla solo di Trapattoni e della sua «inspiegabile» scelta di non convocarlo. Giudica la situazione attuale dello sport più amato d’Italia, indica i duri rimedi per risolvere una crisi altrimenti irreversibile. Ricorda un amico che non c’è più. Spiega, per quanto sia possibile, le tappe di due infortuni risoltisi in altrettante prodigiose guarigioni. Racconta la sua voglia di giocare ancora, altri due anni almeno, nonostante un calcio ormai svilito. E svela il sogno di sempre, negato ma non domo: Baggio, la Nazionale, la insegue ancora.
Testimonia la sua esperienza di vita, Roberto Baggio, per poi azzardare un bilancio esistenziale, seguendo le orme di Antoine Doinel, il bambino de I 400 colpi. Il bilancio si risolve in un non bilancio. In uno slancio in avanti, ancora. Per il bilancio, ci sarà tempo.


Interviste di Enrico Mattesini;
Testi a cura di Enrico Mattesini e Andrea Scanzi;
Coordinamento e contributi di Ivan Zazzaroni;
Appendice statistica a cura di Elio Barraco, Andrea Scanzi e Francesco Ciabatti;